lunedì, aprile 06, 2009

Guardare non è vivere

Ci sono periodi in cui ti sembra di star fermo, immobile. Passano mesi, senza che nulla cambi.
Certo, la vita evolve, cambi lavoro, colleghi, conosci nuovi gente, ma ti sembra di star fermo.
La gente attorno a te cambia, cresce, si sposa, litiga… o muore, come in queste tristi ore.
E tu pensi a cosa stai facendo, a dove stai andando, al perché sia tanto difficile capire e far capire cose semplici.
Che ti paiono basilari, ma che darebbero con semplicità un senso a tutto.
Tutto sarebbe più accettabile, più comprensibile… puoi solo, se ne hai ancora la forza, provare a non arrenderti, e soprattutto a non vivere di rimpianti.
Meglio agire, rischiare, di non essere capito, frainteso, ma meglio questo che il niente. Meglio sapere che tutto sia finito per le proprie azioni, che per le proprie inedie, le proprie paure.
Accontentarsi di stare a guardare, è accontentarsi di non vivere.

martedì, febbraio 10, 2009

Eluana è morta

Sono tante le parole che si sono dette e scritte. Anche adesso che è morta, alcuni addirittura hanno il coraggio di dire "Eluana è entrata nella nostra vita, grazie o a causa di poteri forti. Ma Eluana non è mai stata viva come adesso."
Patetici. Eluana è morta. Eluana è stata privata della sua vita, pessima che essa fosse lei era pur sempre viva.
Non voglio aggiungere parole alle tante, ma dico solo questo: ritengo che far morire qualcuno negandogli cibo e acqua sia un gesto di inciviltà. E basta.
Chi vuole l'eutanasia (non io), abbia il coraggio di farla e proporla con un sistema rapido ed indolore.

martedì, gennaio 13, 2009

Saviano, raccontalo tu il Comunismo

Così, nel senso comune, l’amnesia del comunismo è stata un’amnistia. Facciamo un confronto. Consideriamo il successo oceanico del libro Gomorra di Roberto Saviano. Nelle ultime ore perfino Ronaldinho ha fatto sapere di aver letto l’opera. Ormai siamo al gran completo. Personalmente apprezzo Saviano e il suo libro, ma trovo singolare questa passione planetaria, con relativa indignazione civile, per i crimini camorristici della provincia di Caserta, da parte di un’opinione pubblica e di un’intellighenzia che per decenni ha deliberatamente ignorato il clan criminale più potente, sanguinano e vasto della storia, quello comunista, che aveva in pugno metà del pianeta, da Trieste fino ai confini dell’Alaska, da Cuba alla Cina, dall’Angola all’A1bania.
Come si spiega tutto questo interesse, anche fuori d’Italia, per il malaffare di Secondigliano o Casal di Principe, mentre si continua a (voler) ignorare l’oceano planetario di crimini, oppressione e menzogna che, dalla rivoluzione bolscevica, ha investito miliardi di persone, ha avallato lo scatenamento della Seconda guerra mondiale e poi, con la sfida atomica, ha messo a repentaglio le stesse sorti dell’umanità?
Quanti dei milioni di lettori di Gomorra hanno mai letto Arcipelago Gulag [di Solzhenitsyn, ndr]? Quanti ne conoscono almeno l’esistenza? Quanti, fra gli intellettuali, i professori, i giornalisti lo hanno mai letto? Quando si pubblicherà in Italia tutta l’opera di Solzhenitsyn? Quando vedremo una grande produzione cinematografica ispirata a una delle tante storie che egli ha raccontato?
Penso che dovremo aspettare ancora a lungo. Mentre il libro di Saviano, uscito nel 2006, è già diventato un film, che ovviamente ha già riscosso enorme successo, che ha sbancato gli “Oscar europei” (5 premi su 5 candidature) e ora sembra prepararsi a prendere pure l’Oscar americano. Qualcuno mi obietterà: ma che c’entra?
L’aspetto singolare è che proprio Saviano, che è un uomo serio, ha dichiarato di ispirarsi, sul piano etico, nella sua battaglia civile, a un bellissimo racconto di Varlam Salamov, contenuto nell’opera I racconti di Kolyma. Sarebbe interessante sapere quanti dei lettori (anche colti) di Saviano sanno qualcosa di quel libro e di quell’autore. Salamov trascorse venti anni nei lager comunisti, nell’inferno ghiacciato di Kolyma. La sua opera fu pubblicata nel 1978 a Londra e New York e lui nel 1982 viene chiuso in un ospedale psichiatrico dove muore solo come un cane, nell’orrore. Il suo è un capolavoro letterario del Novecento. La prima edizione italiana (parziale) nel 1976 fu del tutto ibernata: «Attorno al libro si stese un silenzio pressoché assoluto e il volume fu per noi uno degli insuccessi più clamorosi», dirà Dino Audino.
Invece in America e in Europa l’impressione fu enorme. Quando finalmente, nel 1999, la Einaudi ha pubblicato l’opera (che aveva rifiutato di pubblicare nel 1975), è accaduta una cosa singolare. Fu chiesta una prefazione a Piero Sinatti e Gustaw Herling (che ha vissuto due anni nel Gulag e scrisse, fra i primi, nel 1951, una testimonianza su questo). Ma la loro prefazione ovviamente trattava a fondo del comunismo, così la Einaudi la rifiutò perché «eccessivamente sbilanciata sul versante storico-politico». Infatti l’opera è uscita con una prefazione che si diffonde sulla «struttura narrativa», ma non parla di comunismo. Ed ha molte altre cose incredibili. L’assurda vicenda è stata ricostruita da Herling e Sinatti nel bellissimo pamphlet Ricordare, raccontare.
Questa è ancora la situazione da noi, nella nostra cultura e nei media. Non resta che attendersi da Saviano il coraggio di rompere finalmente l’omertà che da sempre circonda l’orrore criminale chiamato: “comunismo”. Noi siamo con lui.

[Antonio Socci, su Libero del 11-01-09]

domenica, novembre 30, 2008

Esporre un crocifisso viola la libertà e i diritti umani? (Giudici spagnoli di Valladoid)

Che civiltà del dialogo è quella che azzera o nasconde le differenze, che rimuove le diversità, che si vergogna di portare in pubblico le proprie provenienze, convinzioni, costumi?

Un conto è vietare l’uso della religione come una clava per colpire il prossimo o come un’imposizione sugli altri; un altro è vietare la propria inerme e civilissima espressione di fede. Si possono ostentare le preferenze sessuali, manifestare orgoglio omosessuale, si può esprimere perfino la preferenza per il satanismo; e invece dobbiamo nascondere la croce. Ma che razza di libertà sta nascendo?

Un mostro freddo, inumano, insignificante; uno squallido spazio vuoto affacciato sul nulla. Civiltà è dialogare tra persone, col crocifisso, il chador e la kippa, senza rinunciare ai propri simboli; persone che si rispettano nella loro differenza e rispettano a loro volta chi non ha simboli religiosi. Siamo uomini, non dischi volanti.

[Marcello Veneziani, Libero del 26-11-2008]

sabato, ottobre 25, 2008

Consiglio di Veneziani alla Gelmini

«Un presidente del consiglio di cui non ricordo il nome, scrisse ad un ministro della pubblica istruzione di cui non ricordo il nome che stava riformando la scuola: non abbia timore nell’innovare e nel conservare. Ecco un precetto da tenere a mente, nonostante provenga dal Male Assoluto e da un paio di tipi che finirono ammazzati.»

Marcello Veneziani

martedì, settembre 16, 2008

L'antifascismo non è un valore, se...

In questi giorni leggo molti commenti di persone che fanno una tipica confusione (perchè ci è stata indottrinata nelle scuole): antifascismo non è sinonimo di democratico. Un conto è accettare i principi di libertà, uguaglianza, ecc - e tutti coloro che aderiscono ad AN li rispettano e li difendono - un conto è essere antifascista ma al contempo propugnatore di idee altrettanto totalitarie. E questo è il paradosso che c'è stato in Italia durante la Resistenza, ma anche dopo negli anni di piombo, fino ai giorni nostri. Per cui se mi si dice: "sei democratico?", non posso che dire sì. Ma l'antifascismo in sé non è un valore, se non associato ad un antitotalitarismo totale.